giovedì 13 luglio 2017

Intervista a Elisabetta Polignano: la sposa 2018


Siamo a luglio, siamo nel 2017, e ancora ci sono persone che si ostinano a non capire che più che una festa, un matrimonio in estate è una vera e propria condanna per qualsiasi invitato.  Ma che ci volete fare? Portate pazienza e al massimo inviate una lettera alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo, loro capiranno.

Visto che c'è ancora questa tradizione di sposarsi sotto il sole estivo, e visto che anche quest'anno ho avuto il piacere di essere invitato alla sfilata di abiti da sposa di Elisabetta Polignano, in caso foste spose in trepidazione per il vostro giorno felice fissato in questi mesi soleggiati, o invitati in preda all'ansia da ascella pezzata, o semplicemente assidui lettori di questo blog, vi propongo l'intervista che Elisabetta Polignano mi ha rilasciato, dove si parla delle sue creazioni, della moda, della sposa, dell'ispirazione.


1 - Il mondo della moda wedding è sempre qualcosa che sembra legato alla classicità. Esiste l’avanguardia nella couture da sposa e, se sì, che cos’è all’avanguardia oggi?

Il wedding è il mondo dei sogni che diventano finalmente realtà. Riflette in pieno i desideri, le esigenze e le tendenze del presente. In particolare, per quanto riguarda le mie creazioni, arte e cultura hanno da sempre un influsso particolare. Moda e arte, infatti, sono molto simili tra loro, hanno svariati punti di contatto, a cominciare dalle emozioni da cui scaturiscono e che suscitano. Ultimamente trovo molto all'avanguardia l’uso  dei tessuti tecnici, che sviluppano temi classici. Per me la qualità dei tessuti è una caratteristica irrinunciabile, molto molto importante: per i miei capi lavoro solo sete provenienti esclusivamente da tessiture italiane, che rendo tridimensionali e trasformabili.



 2 - Il colore è un elemento importante nelle collezioni Elisabetta Polignano, ma è ancora un elemento “strano” per la concezione di abito da sposa? C’è ancora la “lobby dell’abito bianco”?

L’abito da sposa giusto è quello che veste la personalità di ogni donna. Non mi rivolgo mai ad una tipologia in particolare ma alla sposa come status di donna che vuole essere bella per quel giorno essendo semplicemente se stessa, al 100%. Per prima cosa, quindi, è bene definire che tipo di matrimonio si ha in mente. In generale, se le nozze vengono celebrate di giorno, la sposa può osare di più: sì allora a un abito più fresco, di tulle, più giocoso, dal colore vivace e brillante. Per il matrimonio di pomeriggio o di sera, invece, l’abito chiede colori più impostati e forme più strutturate. Oppure si può puntare su un accessorio colorato. Ma attenzione, perché il colore non è per tutte: la futura sposa deve avere una forte personalità per osare, altrimenti rischia di non riconoscersi. Per l’abito si possono quindi usare tutte le tonalità ma sempre con classe e parsimonia perché il colore, come detto per l’abito, veste la personalità. 



3 - Venezia come ispirazione, ma c’è un elemento in particolare che ha ispirato la collezione? Un palazzo, un periodo storico, il Carnevale o una sua maschera caratteristica?

È impossibile soffermarsi davanti solo a un singolo elemento: le mie Collezioni 2018 sono ispirate a Venezia, città che suscita forti sentimenti e da sempre aperta a nuovi orizzonti, proiettata sul mondo e verso nuove scoperte. Mi incantano i suoi colori, la fine architettura dei suoi palazzi, la sua innata eleganza, che ho pensato di trasferire al mio mondo della sposa. I miei capi vogliono essere così una dedica speciale al made in Italy che abbraccia il mondo intero e un omaggio alle mie muse, tutte  le donne vere, e alla bellezza di ognuna.

4 - Da dove nasce l’idea delle macro stampe sugli abiti?

L’idea delle macro stampe sugli abiti nasce dal desiderio di dare la sensazione di giochi di luce e di riflessi, le fughe nell’acqua, il fluttuare delle onde. I capi hanno forme molteplici e ricorrono nei ricami realizzati a mano e nelle varie fantasie fiori e voli di farfalle, viene evocata la leggerezza del vetro soffiato, la lucentezza dei cristalli e l’allegria delle murrine nate anche loro dall’estro degli artigiani.






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foto di Giulio Cunico per gentile concessione di Elisabetta Polignano


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