venerdì 7 luglio 2017

Il nuovo Vogue Italia di Emanuele Farneti

la mia copia del nuovo Vogue Italia - @Instagram

C’è un rituale a cui non mi sottraggo mai: comprare assolutamente Vogue Italia a marzo e settembre, sole o pioggia, in salute o in malattia, i due numeri con gli inserti Vogue Unique devono essere nella mia libreria.

Però non potevo mancare all’evento dell’anno.

Il colpo è stato fortissimo, ricordo quel 22 dicembre 2016, quando mi informarono della scomparsa di Franca Sozzani. Non fu un giorno felice. A distanza di 6 mesi, il mondo della moda non si è ancora del tutto ripreso, ma si è pronti a ricominciare.


E proprio il giornale a cui “la Franca” ha dato tanto e dalla quale ci ha insegnato molto della moda, è pronto a ripartire con un nuovo direttore.

Un uomo che dirige una rivista femminile, tra l’altro etero? Eh, chissà cosa ci aspetta. La solita diffidenza verso il nuovo, sì lo ammetto l’ho avuta. I numeri intermedi, quelli che ci hanno fatto acclimatare, stemperando la crisi del cambio direttore, non mi hanno fatto impazzire. Ma come in tutti i concerti, il warm-up è giusto un riscaldamento, non ce ne frega più di tanto.
Eravamo tutti impazienti di vedere cosa mai avrebbe portato questo nuovo direttore, questo Emanuele Farneti di cui tutti parlano e che ha questo gran CV.

Ecco la risposta: Capitolo Primo. Il nuovo Vogue Italia è nei negozi, e la copertina è svelata sui social. Anzi, le copertine.

Lo apri e cosa trovi? È tutto cambiato, come in uno di quei programmi di Gordon Ramsey e Chef Canavacciuolo. Ristrutturazione completa.

Io compravo Vogue perché, nel bene e nel male, non dovevo impegnarmi troppo nel leggere i vari articoli su arte, cultura. Tante immagini, tanti outfit, le diascalie, gli sketches di Lele Acqaurone. Sì, è il giornale perfetto. Impatto visivo. Moda!

Emanuele Farneti prende questo Vogue trentenne e ci mette le mani come fosse un chirurgo su una casalinga di Beverly Hills. E Vogue Italia esce tutto nuovo.

C’è tanta parola scritta, colonne e colonne, ma lisce, leggibili, veloci. L’impaginazione è quasi internettiana, un po’ da web, fresca, gggiovane, molto social. Ci sono interviste e riflessioni sul mondo 2.0.

5€ che, tutto sommato, ho speso in maniera piacevole, non mi lamento. Il nuovo Vogue è un Vogue Italia  molto elegante, ma al tempo stesso young e pop.


Solo una cosa, signori del nuovo Vogue. Come Capitolo Primo, sarebbe stato un gusto segno di rispetto scrivere qualche parola su Franca, una persona che ha dato tutto al giornale, a cui ci siamo appellati come figura di riferimento, una madremoda che difficilmente dimenticheremo. 

Forse fra 10 anni dimenticheremo il layout del suo Vogue, riprenderemo in mani i numeri vecchi e diremo “mah, sì, alla fine quello di Farneti è molto moderno, al passo con i tempi”, ma non dimenticheremo quella donna che si è presa rischi enormi ogni mese per 30 anni, da quel primo numero del 1988, fino al giorno della sua improvvisa scomparsa. Non so perché questa scelta, ma forse, e dico forse, un omaggio andava fatto, anche se lei e la sua eredità, in realtà, non vedranno mai “l’ultimo giorno”.

Vogue 1988, il primo numero dell'era di Franca Sozzani

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