mercoledì 27 settembre 2017

Mario Dice e Lucrezia Borgia 2018

la Lucrezia Borgia di Mario Dice SS18, santa e peccatrice

Quando su di te raccontano storie, leggende, scrivono libri su libri, biografie e storie di fantasia, quando sei protagonista non di una ma di ben 2 serie tv, puoi dirti arrivata nella vita. Beh, se tu fossi viva s’intende.

Su Lucrezia Borgia se ne sentono di ogni colore, e dalla carta stampata alla televisione, è un attimo che arrivi anche sulle passerelle.

Lucrezia, un po’ santa, un po’ stronza come tutti noi, è la musa ispiratrice di una delle più interessanti e belle collezioni che ho visto durante il mio #weekendmoda, quei 3 giorni che mi hanno visto seduto a lato delle passerelle o incuriosito a guardare gli abiti da vicino durante le presentazioni (22-23-24 settembre).


Devo sul serio ringraziare Mario Dice e il suo press office per avermi permesso di essere lì sabato, in quella location stupenda che è Palazzo Turati a Milano, per assistere alla sfilata della collezione Primavera Estate 2018.

Di Mario Dice mi ero innamorato già l’anno scorso, quando ho potuto assistere alla sua Spring Summer 2017 comodamente seduto in prima fila (non ringrazierò mai abbastanza quei due che misteriosamente sono andati via poco prima dell’inizio dello show…mah!). Stupendo, tutto. Un esempio eclatante di savoir faire, di manualità, io che amo i ricami poi…ESTASIATO! 

Mario Dice è uno di quei nomi che fanno prêt à couture, questa nuova definizione (e visione) della moda pronta per essere indossata ma che ha canoni di lavorazione ed estetici propri della Haute Couture.

Quest’anno, nel chiostro di Palazzo Turati, Mario Dice ha portato la sua Lucrezia Borgia 2018, una collezione che esplora le varie dualità della vita di questa donna del mistero, figura simbolo di un tempo che ancora affascina per i suoi intrighi e tradimenti, più che per il resto.



Di che si parla nella collezione?

Nella collezione di Mario Dice si parla di una donna pudica, una povera martire soggetta al volere della civiltà maschilista, una giovane che è andata in sposa a tre grandi cognomi della storia, con una vita piena di sacrifici. Sì, per metà. L’altra metà ci racconta una donna consapevole di essere sensuale, una mantide religiosa tutta spalle nude e cantarella, la donna dell’intrigo di palazzo, Lucrezia più misteriosa di Carmen Sandiego, Lucrezia la figlia del Papa.

E come fa Mario Dice a trasformare queste due facce della stessa donna in moda? Con abiti che sono quello che non appaiono, come l’organza che sembra Sangallo, mettendo nella stessa collezione pantaloni a sigaretta con tacco a spillo, e un abito blu puro stile rinascimentale con le spalle scoperte e gonna ampia degna della miglior dama del 1500.



Abiti lunghi virginali, bianchi, in passerella con abiti color peonia, sensuale ma non aggressivo e scontato come il rosso.



O il nero con trasparenze tattiche, l'opposto di uno chemisier in organza bianca da brava vergine. Il top con maniche in pizzo dice madonna, ma la gonna cut out con trasparenze e ricami in posti tattici dice Eva Kant.


E poi la giacca che ho amato, la giacca che mi ha incantato, la giacca che avrei onestamente indossato.

Questa giacca. Bellissima.




Un’altra collezione che ti incolla alla passerella capo dopo capo, una storia, uno di quei momenti dove, sì ti distrai per fare qualche scatto, ma faresti volentieri a meno perché è un peccato distogliere lo sguardo dal racconto di Mario Dice.


E infatti, al termine dello show, le modelle hanno preso posizione e, immobili come statue, perfette nel contesto di Palazzo Turati, si sono rese disponibili all’occhio interessato di chi voleva vedere da vicino i particolari degli abiti, ma anche a chi si è voluto fare solo una foto accanto alla modella, manco fosse una vera statua o una superstar con cui fai il meet and greet. Questa pratica di cui sono stato testimone, onestamente, l’ho trovata un po’ cafona e ha tolto un po’ della magia che ancora aleggiava nel chiostro.

Ma non mi cruccio oltre e preferisco alzarmi di nuovo in piedi ed applaudire Mario Dice. BRAVO!

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