venerdì 15 settembre 2017

La Vogue Fashion Night Out è finita, lunga vita alla VFNO


È finita! La Vogue Fashion Night Out è morta, completamente. 

Non tanto perché la nuova direzione di Vogue Italia ha cambiato i connotati a questa già ferita creatura della moda, ma perché davvero questo evento, che anni fa era nato come un’occasione per sancire la democraticità della moda, ora è ridotta al ruolo di mera notte bianca alla quale nessuno partecipa e dalla quale tutti fuggono. Ah, che peccato!


La mia prima Vogue Fashion Night Out, la mia prima #VFNO, è stata nel 2010, e ne sono passate di serate da allora. Era un evento nuovo, la novità che porta la moda a Milano prima della Fashion Week, che porta i vip nei negozi e il lusso che apre le porte a chi ha timore di entrare nei giorni comuni. I mortali che vanno nell’Olimpo, Versace che mette i manichini viventi in vetrina e Moschino che offre negroni aggratis al pubblico che entra nella boutique di Via della Spiga.

Io che ritorno fiero da Louis Vuitton (la prima volta che entrai, inciampai quasi spatasciandomi a terra stile Carrie da Dior nell’episodio finale della stagione 6) e bevo uno dei mojito offerti, salvo poi rischiare una caduta da manuale di #FashionSciatteria, scivolando sulla moquette delle scale di Dior in Montenapolene. Altri tempi, altri atteggiamenti, altra moda.

Dal secondo anno, la situazione era più grave: le vie del Quadrilatero intasate, la moda presa d’assalto da madri con figli in tuta dell’AC Milan, ragazze ignare che vagabondavano per i negozi in cerca di un selfie con quel vip.

E piano piano, la Vogue Fashion Night Out è andata a morire.
Oddio, andiamo a casa prima che inizi la Vogue Fashion Night” dicono per strada. Ormai, più che un evento, è diventato qualcosa da cui stare alla larga. Il pubblico non vuole, e non c’è più l’entusiasmo dell’inizio. I party non si fanno più, i vip e gli stilisti non vanno negli store e nelle boutiques, la Vogue Fashion Night Out diventa un luogo fertile solo per i guidos e le guidette stile Jersey Shore.

Quest’anno, animato dal fuoco della speranza e dal fatto che Fendi proponeva un’interessante incontro con un artigiano, mi sono munito di look casual/casuale e di +1 (Alessia, always by my side) e mi sono avventurato alla Vogue Fashion Night Out.

A sancire la fine di questo evento, il temporale più furibondo della settimana. Insomma, un segno. Ci siamo rifugiati alla Rinascente, dove abbiamo scoperto il fantastico mondo pop-up di Dolce&Gabbana, fino al 18 settembre al terzo piano a personalizzare prodotti come T-shirt, borse e make up.
pop-up store Dolce&Gabbana al 3°piano della Rinascente

Finito il temporale, ci siamo addentrati nel Quadrilatero della moda.

Niente Fendi, niente #VFNO. O meglio, qualcosa c’era. Un piccolo cocktail party da Philippe Model, con guest star Marco Cartasegna e Giulia Valentina. Vino, selfie e poi via, nelle strade deserte di una serata che non c’è più.

Ma solo a Milano, nei momenti di sconforto, puoi incappare in quel negozio che fa angolo dalla quale proviene musica swing live e vedere una Jo Squillo in preda alla danza come fosse il 1922, e lì capisci che la città ha sempre una piccola gioia con il quale ristorarti. Quella, e un flûte di spumante!

Jo Squillo in preda allo swing è bellissima

La Vogue Fashion Night Out è morta, nonostante tutto, e i pochi eventi che ci sono sparsi per le vie, non possono nulla contro i Dolce&Gabbana che chiudono le boutique incuranti, o i grandi nomi che si limitano a fare apertura fino alla 21 o le 22.

Resiste solo OVS, che ancora tiene banco con i suoi live show. Il primo anno ci fu Bob Sinclair, quest’anno Martin Solveig e La Pina.

Forse è giusto che nella notte della moda democratica, sia OVS a intrattenerci, mentre il lusso molla gli ormeggi e rientra nei suoi ranghi, perché in verità quella moda democratica non lo è e non deve esserlo.

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